Sinossi del libro |
Nel saggio Gilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia, Michael Hardt esamina lo sviluppo del pensiero filosofico di Deleuze, identificandone il progressivo affacciarsi nella sua opera di specifiche questioni critiche che hanno dominato i canoni filosofici in successive epoche storiche. Hardt dimostra come l’analisi iniziale di Deleuze in merito alla critica dell’ontologia e della determinazione, evolva in seguito verso la concezione di un movimento positivo della differenziazione e giunga, attraverso i concetti di campo di forze, di senso e di valore alla tematica del potere e dell’affermazione di Nietzsche. E infatti secondo Hardt, la teoria del potere di Nietzsche costituisce un legame (chiaramente individuato dallo stesso Deleuze) con l’etica dell’espressione attiva di Spinoza; la scoperta di Deleuze e l’analisi della coltivazione della gioia e della sua pratica vengono così posti al centro dell’ontologia. Un risultato finale in totale rotta di collisione con il paradigma hegeliano che ha dominato per decenni la filosofia europea. L’interpretazione di Michael Hardt è eccezionalmente completa per ciò che riguarda la storia del discorso filosofico, un discorso che viene esercitato con disciplina e con rara profondità. Si tratta in ogni caso dell’unico grande lavoro su Deleuze in lingua inglese; questo libro costituirà senza ombra di dubbio un riferimento per ogni futuro saggio su uno dei maggiori pensatori del Novecento; ma nel contempo questo riferimento rappresenta anche un livello assai elevato. Michael Hardt insegna alla Duke University nel North Carolina. Allievo di Frederic Jameson ormai da tempo s’interessa agli sviluppi del pensiero crritico europeo. É stato il traduttore inglese di Giorgio Agamben, The Coming Community, University of Minnesota Press, 1993; ha curato insieme a Paolo Virno il volume Radical Thought in Italy: A Potential Politics, UMP, 1996. É co-autore con Antonio Negri di Labor of Dionysus: A Critique of the State Form, UMP, 1994 (parzialmente tradotto in italiano da Manifestolibri-Roma) e infine di Empire, Harvard University Press, 2000. |
Introduzione di Stefano Bonaga Michael Hardt. Prefazione all'edizione italiana Connessioni |