B l a x p l o i t a t i o n

              : il cinema dei ghetti neri


Pam Grier era la regina incontrastata della blaxploitation, un termine inventato per definire quei films interpretati, realizzati (magari non tutti, ma solo una parte di essi) e scritti da neri statunitensi. Questa vague cinematografica aveva tra i suoi caratteri distintivi quello di definire un nuovo senso estetico fondato su un montaggio rapido, sull’importanza fondamentale della colonna sonora, sulla prevalenza di riprese in esterni, su una sessualità e una violenza crude e manifeste. Tutti canoni originali che verranno poi ripresi da Quentin Tarantino in Reservoir Dogs, così come ne richiamerà la star principale Pam Grier, per il ruolo di protagonista in Jackie Brown.
La blaxploitation avrebbe scosso dalle fondamenta Hollywood, che non si era accorta del fenomeno, a parte l’avere annusato la potenzialità di entrate colossali di denaro. Shaft di Gordon Parks (1971), il secondo film del genere dopo Sweet Sweetback’s Baadasssss Song di Melvin Van Peebles (sempre del 1971), salverà infatti la Metro Goldwin Mayer dal fallimento in quello stesso anno. Prima di allora nei grandi studi ignifughi di Burbank o di Beverly Hills, i bianchi e il loro immaginario regnavano indisturbati e la ‘bella nera addormentata nel bosco’ dormiva. Possiamo esattamente datare il momento del suo risveglio: i moti di Watts, il ghetto nero di Los Angeles nel 1965, l’assassinio di Martin Luther King nel 1968 e lo stillicidio di vessazioni da parte della polizia in tutti i ghetti del paese.
La blaxploitation rappresenterà una risposta nell’immaginario collettivo a questa situazione esplosiva, attraverso l’invenzione-creazione di un gruppo di giustizieri incaricati di ripulire Harlem e Watts dalla ‘cancrena bianca’. Questi eroi porteranno sullo schermo i nomi di: Shaft, Hammer, Slaughter, Black Belt Jones, Coffy e Foxy Brown. Ma gli ultimi due saranno in realtà delle ‘eroine’ femminili, magistralmente interpretate da Pam Grier. Questi personaggi avranno la caratteristica di riportare e potenziare nella psicologia di massa dei neri statunitensi, l’utopia suscitata dai movimenti per i diritti civili.
In Coffy (1973) Pam Grier estrae un rasoio dalla sua folta pettinatura ‘afro’ mettendosi a minacciare e a ferire le prostitute della scuderia di un magnaccia, responsabile della morte della sorella per overdose. In Foxy Brown (1974) sempre Pam Grier, affronta un trafficante che spaccia droga nel quartiere di Watts e, alla fine del film come forma di rappresaglia, gli porge in una coppa decorata il sesso del suo partner.
Racconta Pam Grier: "qualunque cosa si possa dire, la blaxploitation è stata un momento unico e prezioso per mostrare la società nera. Dalla classe operaia alle élites passando dai ceti medi. So per certo che le Black Panthers erano molto ostili a questi films, ai quali rimproveravano di veicolare degli stereotipi. Anche loro tuttavia avevano pensato di realizzare un proprio film, che aveva per eroe Bobby Seale (uno dei leader del movimento). Personalmente non vedevo nulla di negativo in tutto quello. E che non mi si venga a dire che quello che i miei films mostravano era inesatto, perché ho partecipato direttamente alla scrittura della sceneggiatura di Coffy e Foxy Brown. Jack Hill, il regista di questi due film era bianco, non conosceva niente del ghetto e io invece tutto. Io ci vivevo e, credetemi era meglio che non mi sbagliassi perché laggiù mi avrebbero aspettato all’angolo".


Pam Grier

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